In mountain bike tra boschi e vallate

Il punto di partenza dell’itinerario si trova a circa 200 metri prima dell'ex valico internazionale di Pesek, alla sinistra della strada, dopo aver oltrepassato il bivio
che porta a Grozzana - Gročana. Si comincia a pedalare dal parcheggio dell’albergo-ristorante Touring e più precisamente dal sentiero che parte alla destra dell’edificio che sta di fronte a noi. Lo sterrato ha inizio proprio in corrispondenza di un segnale per il divieto di transito rivolto a automobili e motocicli.

 

Attorno a noi le poche case dell’abitato di Pesek, in un'area di intenso transito transfrontaliero, sull’antica direttrice romana della via Gemina. Ci troviamo a circa 500 metri sul livello del mare e stiamo ora iniziando a percorrere un tratto dell’“Alta via del Carso” o sentiero Cai 3. La segnaletica Cai a tracce biancorosse ci accompagna lungo una comoda carrareccia fiancheggiando la recinzione di un’abitazione privata. Proseguiamo dritti lungo questa via in mezzo ai cespugli di sommacco che, nella stagione autunnale, ci regalano tutte le tonalità del rosso, mentre alla nostra destra, di tanto in tanto, si aprono alcune radure.

 

Al bivio successivo teniamo la destra, confortati dalla segnaletica Cai che vediamo chiara poco più avanti sul fusto di una alberello alla nostra sinistra. Dobbiamo invece porre particolare attenzione al bivio seguente, quando bisogna abbandonare la carrareccia e svoltare a sinistra su un sentiero più stretto. Per verificare di non aver sbagliato strada, dopo una ventina di metri, alla nostra destra cerchiamo il segnavie Cai su un alberello e – un paio di metri più avanti – su una roccia in basso, ancora alla nostra destra.
Ci ritroviamo così in mezzo ad un’ampia radura e scorgiamo il sentiero che sale leggermente alla nostra sinistra. Continuiamo lungo questa via oltrepassando l’interruzione di un muretto a secco e poco più in là ne superiamo un’altra. Proseguiamo lungo il nostro percorso: in questo tratto è impossibile sbagliare strada perché la traccia sul terreno è unica. Attorno a noi la vegetazione bassa si alterna a prati e radure. A questo punto il sentiero diventa più largo, il fondo in terra battuta si fa misto a pietre e la via scorre delimitata ai lati da due muretti a secco. Stiamo percorrendo il versante occidentale del Monte Goli, la cui cima a 621 metri si trova in territorio sloveno a pochi passi dalla linea di confine. Il bosco che ci circonda, e che percorreremo fino a scendere nella Valle di Grozzana – Gročana, è stupendo per la varietà di specie che ci offre: attorno a noi carpini, cerri e roveri, ma anche qualche castagno e numerosi faggi. Questa altura delimita la parte orientale della valle sottostante, mentre il Monte Cocusso - Kokoš, che intravediamo a ovest tra le fronde degli alberi, ne chiude il versante occidentale.

Attenzione al bivio: l'itinerario prosegue in salita alla nostra destra seguendo la segnaletica Cai, mentre alla nostra sinistra scorgiamo una parte della valle e i tetti delle abitazioni di Grozzana – Gročana a noi più vicine. In questo tratto del percorso la pendenza aumenta leggermente e il fondo si fa più sconnesso, ma subito il sentiero si restringe nuovamente per attraversare una radura e per condurci ancora in mezzo agli alberi. Di nuovo la via si fa più larga per poi stringersi e passare lungo il bordo di un’altra radura, poi ancora tra due muretti a secco al termine dei quali si inizia a pedalare sul fondo misto a pietre, proprio mentre iniziamo a scendere. Ben presto ci troviamo ad un altro bivio da prendere a sinistra in discesa, lungo il segnavie Cai.
In breve raggiungiamo un ponticello in cemento: siamo in mezzo alla Valle di Grozzana – Gročana, un angolo nascosto e poco frequentato del Carso con paesaggi stupendi in ogni stagione.
Proseguendo lungo l'itinerario, in breve ci troviamo in mezzo alle abitazioni per scendere alla nostra sinistra su asfalto, come indica ancora la segnaletica Cai apposta su un palo dell’illuminazione pubblica. A questo punto, però, vale la pena abbandonare momentaneamente il percorso che ci porterà in cima al Monte Cocusso - Kokoš, per raggiungere un’apicoltura a breve distanza. Salendo a destra e seguendo le chiare indicazioni delle tabelle gialle, dopo aver lasciato sulla destra
il vecchio abbeveratoio, raggiungiamo un’abitazione privata dove possiamo acquistare non solo il miele del Carso, ma anche un’ampia gamma di prodotti correlati.
Tornando sui nostri passi ci ritroviamo al bivio dove riprendiamo a seguire le tracce biancorosse che ci indicano di scendere per una trentina di metri. A questo punto, fiancheggiando un muretto di recinzione, si torna a salire alla nostra destra: a sinistra in basso, invece, su una piccola colonna, le tracce biancorosse ci confermano ancora una volta che siamo sulla strada giusta. Svoltiamo ancora a destra lungo l’asfalto mentre alla nostra sinistra, su un palo della rete telefonica, troviamo il segnavie biancorosso.

Subito saliamo a sinistra senza possibilità di sbagliare strada perché, altrimenti, ci troveremmo nel cortile di un’abitazione privata al numero civico 28. Un altro segnavie Cai, stavolta su un palo di cemento, ci conferma che stiamo seguendo il nostro itinerario.

Davanti a noi scorgiamo un caratteristico muro a base circolare, eretto a protezione del pozzo comunale costruito nel 1821, come si può leggere dalla data incisa sulla pietra. Proseguiamo ancora per pochi metri, sempre seguendo l’asfalto in discesa, fino a raggiungere, alla nostra destra, uno sterrato che sale deciso verso il verde. Da questo punto, lasciandoci alle spalle l’asfalto, iniziamo a salire lungo la carrareccia sul versante meridionale del Monte Cocusso - Kokoš, che porta sulla quota più alta del Carso triestino.

 

La salita ha inizio in prossimità di una sbarra biancoverde e di un segnale di divieto di accesso per automobili e motoveicoli e dopo un breve tratto la strada si fa pianeggiante, per poi riprendere a salire lungo la carraia ampia e comoda.
Dopo una serie di curve e controcurve, passiamo accanto a un segnale che indica, a 250 metri alla nostra destra, il confine di Stato. Davanti a noi la strada prende tre direzioni: alla nostra destra verso il confine e il Castellaro, in mezzo verso la vetta del Cocusso - Kokoš e, alla nostra sinistra, un piccolo sentiero, non segnato, che si inoltra nel bosco. Noi proseguiamo dritti sempre confortati dalla segnaletica Cai lungo lo sterrato: siamo circondati da una splendida vegetazione, in mezzo alla quale notiamo la presenza sempre più intensa dei pini. Tutta questa zona del monte Cocusso - Kokoš, confinante con un’area scarsamente abitata, è un vero paradiso per gli amanti della natura e delle specie animali in particolare. Con un po’ di pazienza e con qualche appostamento nelle ore opportune, non è raro osservare animali che solitamente se ne stanno ben nascosti. Frequenti sono gli avvistamenti di cinghiali, mentre d’inverno nella neve si possono anche trovare, con un po’ di fortuna, le tracce della lince. Qualche raro esemplare di picchio nero, invece, costituisce una vera e propria chicca per chi vuole dedicarsi al “bird watching”. La tranquillità di questi luoghi ha consentito, qualche anno fa, l’avvistamento del tutto eccezionale di un orso bruno proveniente dalle selve d’oltreconfine.
Il nostro itinerario continua in salita ancora in mezzo al bosco per poi proseguire in piano, mentre si alternano vari tipi di terreno. Stiamo pedalando all’ombra di grandi alberi quando ci troviamo ad un ampio bivio: svoltiamo a sinistra, abbandonando la carrareccia che continua invece dritta lungo il confine di Stato.
Il nostro percorso è ben indicato dalla segnaletica biancorossa del Cai, anche quando la traccia si fa stretta e si snoda in mezzo al bosco di carpini e roverelle. Dopo pochi metri incontriamo i segnavie su un albero alla nostra sinistra.
Siamo a quota 630 metri sul livello del mare e continuiamo a pedalare su un fondo misto erboso e sostanzialmente in piano, anche perché abbiamo raggiunto la quota massima e siamo a breve distanza da una delle vette del monte Cocusso - Kokoš. Il percorso prosegue su un soffice letto di aghi di pino: impossibile sbagliare strada perché non ci sono altri sentieri che si dipartono dalla traccia che stiamo seguendo. Passiamo in mezzo ai cespugli di sommacco e vicino a piante di ginepro, come già ci era accaduto in precedenza.
Raggiunto un altro bivio giriamo a sinistra e subito dopo (4-5 metri) ancora a sinistra. Così facendo abbandoniamo l’ampia traccia dell’Alta via del Carso (Cai 3) per piegare in mezzo al bosco e seguire uno stretto sentiero che in un paio di minuti ci porta in cima a una delle tre quote altimetriche del Monte Cocusso - Kokoš, e più precisamente sul grande tumulo preistorico (Velika Groblja) che la caratterizza.

 

La traccia sul terreno non è ben segnata ma anche in questo caso, come già notato nel tratto precedente, l’assenza di altre vie che si dipartono da quella principale ci consente di non sbagliare strada.
Raggiunto l’ampio tumulo di pietre ci troviamo a 660 metri sul livello del mare. A breve distanza in linea d’aria dalla quota 672 (che si trova invece sul confine), la più alta del Carso triestino (raggiungibile col sentiero Cai 3). Attorno a noi il panorama, una volta ben godibile, è ormai limitato dalle cime dei pini: verso sud il vallone di Muggia e la linea di costa dell’Istria. Alle nostre spalle, a levante la cima del Castellaro Maggiore (V. Gradišče, m 741) e dell’Obrovnik (m 699). L'’altura sulla quale ci troviamo è compresa nella Riserva naturale della Val Rosandra – dolina Glinščica. Attraversando questo territorio, quindi, siamo tenuti al massimo rispetto della natura. Per continuare nel nostro percorso dobbiamo scendere dal tumulo preistorico dalla parte opposta rispetto a quella dalla quale siamo saliti. Subito scorgiamo, leggermente spostato alla nostra sinistra, un sentiero che entra nel bosco mentre, ancora a sinistra segnate su un alberello, troviamo le tracce biancorosse del Cai.

 

Poco più avanti le ritroviamo ripetute su un pino alla destra del sentiero. Stiamo percorrendo il segnavie Cai 28 che ci porta in discesa lungo un fondo pietroso e ben segnato. Ben presto, dopo uno slargo dove la vegetazione si fa più rada, raggiungiamo una carrareccia ancora in discesa davanti a noi. La seguiamo mentre davanti a noi, a tratti, si apre il panorama delle alture che chiudono la Val Rosandra - Glinščica e l’altopiano di San Servolo (Socerb) in territorio sloveno. L’itinerario continua tra pini, e cespugli di sommacco e di ginepro. La strada che stiamo percorrendo è ancora in buone condizioni perché utilizzata fino a una decina quindicina d'anni fa dai mezzi militari: l’intera area, infatti – a causa della sua vicinanza col confine – era spesso presidiata per ragioni di sicurezza. In breve passiamo a fianco di una piccola costruzione che contiene le pompe di sollevamento per l’acquedotto di Grozzana – Gročana e Draga. Poco più in là, ancora in discesa lungo il nostro itinerario, passiamo a fianco di una cisterna (chiusa da una recinzione) che lasciamo alla nostra destra, mentre la vegetazione si fa più rada e bassa perché siamo in uno dei pochi tratti ben visibili di un ambiente caratteristico: la landa carsica.

 

In questi spazi, fino a qualche anno fa, era ancora praticata la pastorizia e proprio su questi prati non era difficile vedere le mucche al pascolo. Davanti a noi torna ad aprirsi un bel panorama mentre proseguiamo sul comodo sterrato e poco più avanti possiamo scorgere la strada che porta verso la Slovenia, più a sinistra, il boscoso versante del monte Goli che abbiamo percorso all’inizio del nostro itinerario prima di salire in vetta al Cocusso - Kokoš. Raggiunta la chiesa dedicata alla Beata Vergine Immacolata - di costruzione abbastanza recente (1954) e posta a 474 metri sul livello del mare - davanti a noi scorre la statale 14: è questa la strada che dovremo prendere a sinistra per raggiungere il nostro punto di partenza e chiudere l’anello dell’itinerario.